Uno dei problemi che le persone incontrano quando si parla delle relazioni di coppia è il caso in cui la persona che piace non sembra volersi impegnare. In altre parole sembra che non desideri la convivenza, il matrimonio oppure una famiglia. Quando questo succede spesso le persone descrivono l’altro che fa un passo indietro come qualcuno superficiale, che vuole solo divertirsi, immaturo etc..

Invece la vera ragione non è quasi mai quella. La cosa ancora più complicata è che anche il partner “superficiale” spesso non conosce la ragione per cui non vuole sposarsi o convivere.

Oggi vi racconto la storia di una donna che ho conosciuto. La sua storia svela una delle ragioni per cui una donna non vuole impegnarsi. Tenetevi forte.

Conosco Maria (il nome è inventato per salvaguardare la privacy di questa persona). Una donna attraente, separata, con due figli sui vent’anni. Lei ne ha una quarantina. E’ un imprenditrice, ama il suo lavoro e ha abbastanza successo. E’ libera e indipendente economicamente e desidera incontrare un uomo con cui crearsi una relazione di coppia. Tuttavia non succede nonostante svariate opportunità (lei è molto corteggiata).

 

La ferita sotto la maschera

 

 

Mi è capitato recentemente di passare un po’ di tempo con lei perché avevo bisogno dei suoi servizi e ci siamo trovate da sole all’interno della sua azienda. Ad un certo punto, parlando del più e del meno, lei mi confessa: “Sai, io sono stata vittima di abusi in famiglia”. Alzo gli occhi esterrefatta e lei mi dice che aveva bisogno di condividere la sua storia con me perché era a conoscenza del lavoro che faccio. “Avevo 18 anni, mi ero innamorata perdutamente di un uomo e abbiamo iniziato ad uscire. A breve sono rimasta incinta e abbiamo deciso di sposarci. Ero felicissima, pensavo che lui fosse il mio principe azzurro. Ci sposiamo e io mi trasferisco dalla casa dei miei genitori a casa sua, dove viveva anche sua madre. Tornati dal viaggio di nozze, ci svegliamo una mattina e lui all’improvviso si gira verso di me e mi da un forte schiaffo. Ero scioccata, in lacrime, e lui mi minaccia di non dirlo a nessuno se no mi avrebbe uccisa. I giorni passavano e venivo picchiata regolarmente, una o due volte al giorno. Ero piena di lividi ma mai in viso così quando uscivamo nessuno poteva accorgersene. I giorni passavano ed io non sapevo cosa fare. Sapevo che dovevo scappare, ma la pistola che teneva nel cassetto mi faceva tantissima paura. Fino al giorno in cui oltre a me, ha massacrato di botte anche sua madre. La donna era rimasta tutta la notte in fondo alle scale, non potevo aiutarla perché lui aveva picchiato anche me minacciandomi ancora che se avessi aiutato sua madre mi avrebbe uccisa.

Il giorno dopo lui era uscito un attimo ed io chiamai mio padre dicendogli di venirmi a prendere immediatamente. Papà capì subito, e con la scusa di voler uscire e vedere mio padre scappai in un’altra città dove mi recai subito dalla polizia e denunciai il carnefice”.

Rimasi in silenzio per un po’ di tempo mentre guardavo i suoi occhi. Non ho parole per descrivere che cosa ho provato mentre ascoltavo il film della sua vita. Ho pensato agli sguardi delle persone che si incrociano per strada e ho pensato che ogni persona porta con se il proprio mondo nascosto dietro lo sguardo arrogante oppure rassegnato. Ho pensato alle maschere che si indossano per nascondere il dolore.

Con questo articolo vorrei invitare il maggior numero di persone possibile a fermarsi prima di giudicare qualcuno, perché dietro la facciata potrebbe esserci Maria con la sua ferita aperta e non ancora rimarginata e che non riesce ad impegnarsi con un uomo ma non sa bene ancora il perché.

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